Ad Heimaey a casa di Viktoria, nell’arcipelago di Vestmannaeyjar

Una delle tappe più belle del viaggio è stata l’Isola di Heimaey, la più grande e l’unica abitata (4000 abitanti circa) delle isole dell’arcipelago di Vestmann (in islandese Vestmannaeyjar). L’isola ha una storia pazzesca di invasori, addirittura l’Impero Ottomano arrivò e invase Heimaey nel 1627. Ma l’evento più straordinario (o per lo meno quello che mi ha colpito di più) della storia dell’isola è stata l’eruzione vulcanica del 1973 che fuoriuscì da una spaccatura lineare sull’isola (questo tipo di eruzione è tipica dell’Islanda, proprio per il suo essere sulla dorsale medio atlantica). La spaccatura, lunga 1600 m, e l’eruzione avvennero improvvisamente di notte a ridosso del paese.

Gli abitanti riuscirono a scappare e a trarsi in salvo (incredibilmente tutti) perché quella notte le barche da pesca non erano uscite dal porto a causa del maltempo. Diversamente sarebbe stata una strage non solo per la lava ma per i fumi e i gas sprigionati nell’aria dall’eruzione. Da quel momento (poco più di 40 anni fa) sull’isola, oltre ai 7 vulcani attivi tutti attorno, e all’antico vulcano Helgafell, ci fu un nuovo vulcano: l’Eldfell.

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Il vulcano Helgafell visto dal cratere del vulcano Eldfell (foto: Anna Luciani)

Questa storia ce l’ha raccontata Viktoria, una signora canadese che vive in Islanda da circa 40 anni. Viktoria ospita numerosi turisti nella sua splendida casa vicino al porto, e la sua disponibilità è stato il primo motivo che ci ha spinto ad arrivare fino a qui. Leggendo il suo profilo su couchsurfing ho scoperto poi che l’isola è la patria delle pulcinelle di mare, i puffins, che sono tra gli uccelli più teneri del mondo. Sono uno dei simboli dell’Islanda, peccato però che arrivino a nidificare sull’isola solo a fine aprile: per poche settimane ce li siamo persi! Per fortuna Viktoria ci ha consigliato di visitare il museo Sæheimar a pochi passi da casa sua. Qui, oltre a varie specie volatili imbalsamante e alcune vasche che ospitano pesci (orribili ma curiosi) e crostacei dei fondali islandesi, c’è Tóti the puffin, un esemplare di puffin che è stato adottato dal museo perchè abbandonato dal gruppo quando era ancora un pulcino.

L’isola non è grande ma consiglio di arrivare con un mezzo per poterla visitare in autonomia e velocemente. Estremamente suggestivo il paesaggio sul promontorio a sud, da cui è possibile ammirare la altre isole dell’arcipelago. In lontananza si scorge l’isola di Surtsey patrimonio dell’umanità. Si tratta dell’isola più giovane della storia della terra nata nel 1963 da un’eruzione vulcanica. Le eruzioni sottomarine che hanno creato Surtsey sono parte del sistema vulcanico sottomarino Vestmannaeyjar (in islandese: isole degli uomini dell’ovest) facente parte della Dorsale Medio Atlantica, un’immensa fenditura del fondale marino lungo la quale si verificano numerosi fenomeni sismici e vulcanici.

I paesaggi più belli si possono vedere dalla cima del vulcano Eldfell . Camminando per poche decine di metri si raggiunge la bocca del cratere (il cono è alto 200 m), e da lì si può ammirare l’isola in tutta la sua bellezza. La cittadina di Heimaey a nord, i campi di lava detti eldfellsharun formatisi dopo l’eruzione del 1973, la cosiddetta Pompei del Nord, i grandi promontori, le isole e le rocce che rendono quest’isola così affascinante. Passeggiando sul cratere inoltre si possono trovare dei buchi nel terreno: se si avvicinano le mani si può sentire ancora il calore della terra.

Heimaey è un’isola che vive principalmente di pesca, ma pesca da esportazione (perchè nei supermercati è difficilissimo trovare pesce fresco): nel porto ci sono barche enormi adatte a sfidare il mare del nord, freddo e quasi mai tranquillo. Che la vita dell’isola ruoti attorno ai pesci si capisce appena si sale sul traghetto: l’odore è quasi nauseabondo (e lo dice una che è nata tra i pesci e in mezzo alla valle salmastra di Comacchio: mi ritengo una abituata e non dall’olfatto delicato).

Comunque dopo un po’ ci si abitua, ma anche sull’isola l’area è permeata da odore di pesce, che svanisce solo dentro le case, o per lo meno dentro la casa di Viktoria. Anche lei lavoro in un’industria che si occupa degli scarti del pesce: teste/lische e rimasugli di polpa. Tutte queste parti vengono lavorate, pressate, imbustate come fossero infusi del té e spediti in Nigeria dove la popolazione può usarle per cucinare brodi di pesce altamente proteici. Non immaginavo esistesse questo tipo di prodotto, è stata una scoperta curiosa e interessante capire come poter utilizzare in maniera così utile che per noi sono scarti. Viktoria lavora insieme ad un gruppo di polacchi, che sono i principali immigrati in Islanda, e che però, sull’isola, non parlano né islandese né inglese. Che vite assurde, che strade inimmaginabili ti presenta il destino. Da Toronto a Heimaey, una signora canadese che vive in Islanda circondata da uomini polacchi che parlano solo polacco e quando vanno dal medico si devono portare dietro i figli perché traducano.

Credo che ospitare viaggiatori come noi sia un modo per lei di allargare quei confini che una piccola isola, appartenente ad un’isola comunque non grande, ti impone. È un modo per portare il mondo a casa nei momenti in cui tu non puoi viaggiare. E anche noi, a casa sua, siamo andati ben oltre la piccola isoletta circondata da vulcani. Siamo andati a Toronto e poi tornati in Islanda, proseguendo per il Vietnam e l’Italia. Peccato non aver visto i puffin che durante l’estate invadono l’isola (se ne contano circa 8 milioni nell’intero arcipelago) e il giardino di Viktoria, ma sono felice di aver accettato il suo invito.

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Io, Viktoria e Simone. Heimaey

Cercando in rete ho trovato una storia un po’ inquietante relativa all’eruzione del 1973. Secondo un’antica profezia, i pirati (già sbarcati sull’isola nel 1627) sarebbero tornati a colpire l’arcipelago di Vestmannaeyjar una volta realizzatisi tre avvenimenti: l’estensione del centro abitato ad ovest di Hásteinn (un luogo storico della città), la chiusura della piscina “Vilpa” e l’arrivo del figlio di un vescovo a Heimaey. All’inizio del 1973 il paese si era ormai sviluppato a ovest di Hásteinn, la piscina “Vilpa” era stata chiusa, dopo la morte per annegamento di un bambino e Karl Sigurbjörnsson, figlio del vescovo, iniziò a prestare servizio presso la chiesa di Vestmannaeyjar. Nonostante la predizione non si rivelò perfettamente esatta, poiché non furono i pirati turchi a flagellare nuovamente l’isola ma la natura islandese, la coincidenza è davvero inquietante.

FOTO DELL’ISOLA

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arcipelago di Vestmann (foto: Anna Luciani)

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skatepark a Heimaey (foto: Anna Luciani)

COME ARRIVARE A HEIMAEY? In teoria raggiungere l’isola non è complicato anche perchè dista solo 7,4 km dalla costa islandese. Il principale porto è quello di Landeyjahöfn, proprio di fronte all’isola. Questo porto è stato costruito pochi anni fa perché su tutta la costa meridionale mancava come struttura. In realtà se non era stato costruito prima forse un motivo c’era: i forti venti da sud rendono spesso inutilizzabile il porto perché il fondale si riempie di sabbia e le onde non consentono un facile attracco delle barche. Per questo motivo conviene sempre controllare sul sito “Herjólfur – ferry Vestmannaeyjar” che gestisce i ferry da/per l’isola e la loro pagina facebook per le comunicazioni. Noi avevamo prenotato una stanza in una guestahouse, il Snotra Hostel a Þykkvibær abbastanza vicino  al porto principale. Peccato che il giorno prima della partenza hanno avvisato che l’imbarco, causa porto insabbiato e forte vento, sarebbe avvenuto a Þorlákshöfn, che si trova a 80 km a ovest (verso la capitale) dall’ostello. Il vento purtroppo lo abbiamo sentito tutto nelle due ore di traversata (se fossimo partiti da  Landeyjahöfn ci avremmo messo solo 30 minuti), ma alla fine siamo arrivati! Consiglio di prenotare sul sito della compagnia con un po’ di anticipo e, se avete l’auto, di portarla con voi: sarà utile per visitare l’isola e soprattutto non rischiate di lasciarla nel porto sbagliato: noi siamo partiti da Þorlákshöfn ma siamo tornati a Landeyjahöfn. Anche se quando prenotate non ci sono posti liberi per l’auto, il giorno della partenza arrivate un po’ in anticipo e chiedete di mettervi in lista : noi siamo riusciti ad imbarcarla così perché qualcuno non si è presentato.

QUANTO STARE: 2 giorni interi almeno, soprattutto in estate quando potete andare in giro a fotografare puffins. Il periodo dei puffins è da fine aprile a fine settembre circa.

Qui trovate l’elenco completo di tutti gli itinerari e i rispettivi link: In Islanda lungo la Hringvegur (Strada 1) e alcuni consigli su come organizzare viaggio e valigia: Islanda – istruzioni di viaggio – organizzare da zero un viaggio in Islanda in inverno

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2 risposte a “Ad Heimaey a casa di Viktoria, nell’arcipelago di Vestmannaeyjar

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