Da Snaefell a Reykjavík

Partiti dalla penisola di Snaefell, prima di tornare a Reykjavík, abbiamo deciso di dedicare un paio di giorni alla zona a nord della capitale sulla costa occidentale fermandoci a dormire ad Akranes ospiti di Ásgeir.

Il nostro primo obiettivo era quello di raggiungere le cascate di Hraunfossar.

Lungo la strada siamo arrivati a Borgarnes. Il paese è un luogo noto per le saghe islandesi, ma noi non ci siamo fermati molto, giusto il tempo per un caffè in un locale che mi sento di consigliarvi perchè bellissimo: Blómasetrið – Kaffi Kyrrð.

Da qui abbiamo proseguito verso l’est, verso l’interno, raggiungendo alcune luoghi davvero favolosi. In ordine:

Reykholt che è una località che si trova lungo la Hálsasveitarvegur. Il villaggio è situato nella valle Reykholtsdalur del fiume Reykjadalsá. Qui visse nel medioevo Snorri Sturluson, un famoso poeta e uomo politico islandese i cui scritti sulla Lingua norrena e sulla mitologia medievale islandese sono di riferimento per gli studiosi moderni. In città sono ancora visitabili i resti della sua casa. A quel tempo Reykholt fu uno dei centri culturali dell’isola e fu la sede per molti anni di una delle scuole più importanti del paese.

Uno dei resti più importanti fattoria di Snorri è Snorralaug (la piscina di Snorri), una piscina circolare rivestita di pietra alimentata da una sorgente termale. Le pietre alla base della piscina sono originali (decimo secolo), e si ritiene che questo sia il luogo in cui Snorri faceva il bagno. Una galleria chiusa con pannelli di legno accanto alla sorgente (chiusa al pubblico) conduce alla vecchia casa colonica. La piscina potrebbe essere la più antica struttura artigianale in Islanda. Il paese oggi conta davvero poche case e non essendo un’esperta della storia islandese non sono riuscita ad apprezzarne il valore.

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Snorralaug (foto: Anna Luciani)

A poca distanza da Reykholt  si trovano le sorgenti di acqua calda di Deildartunguhver che, con una portata di 180 litri al secondo ed una temperatura di 97 °C, è la maggiore in Europa. Parte dell’acqua viene utilizzata per il teleriscaldamento, con una conduttura di 34 km verso Borgarnes ed una di 64 km verso Akranes. In questa zona è stato costruito anche un bel centro termale: il Krauma .

Il calore di questa sorgente permette inoltre la coltivazione di alcuni prodotti della terra non propriamente adatti alle temperature islandesi: i pomodori! A Reykholt si possono vedere numerose serra stracolme di pomodori.

Proseguendo verso est, in direzione Húsafell si trovano i ghiacciai di Eiríksjökull e Langjökull e il campo di lava di Hallmundarhraun con le grotte sotterranee di Víðgelmir og Surtshellir. Noi volevamo visitarli ma purtroppo le strade erano chiuse perché impraticabili.  Siamo però riusciti a visitare le splendide cascate Hraunfossar.

Le cascate Hraunfossar sono formate dal fiume Hvítá. Oltre al colore dell’acqua, di un blu brillante, quello che colpisce di queste cascate è il fatto che sembrano sgorgare direttamente dal campo lavico di Hallmundarhraun, originato da un’eruzione dei vulcani che si trovano sotto il ghiacciaio Langjökull. Alcuni ruscelli di acqua paiono scorrere sotto lo strato superficiale della terra per poi defluire e gettarsi nel corso del fiume creando una paesaggio spettacolare lungo circa 900 metri. Questa caratteristica dà il nome alla cascata: “hraun” infatti significa “lava” in islandese. Risalendo di qualche decina di metri il corso del fiume ci si imbatte nella cascata Barnafoss (anche su questa cascata c’è una leggenda ma non ve la racconto perché è troppo triste).

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cascata Barnafoss (foto: Anna Luciani)

Dopo una giornata così ricca ci siamo diretti a Akranes da Ásgeir. Con lui abbiamo chiacchierato a lungo della condizione della donna in Islanda. Lui ha tre figlie, una delle quali a solo 23 anni ha già due bimbi, è sposata e studia all’università. Ciò che rende la situazione positivamente interessante, dal mio punto di vista, è che lo stato islandese incentiva le giovani famiglie e le giovani donne ad avere figli senza però dover rinunciare alla propria realizzazione personale attraverso ampi aiuti statali, come nove mesi di congedo retribuito (sia per le donne sia per gli uomini), scuole a prezzi accessibili ed un contributo pari al 95% del costo degli asili. Oltre a questo, l’Islanda è oggi il primo paese al mondo nella lotta alla disparità tra i sessi avendo ottenuto interessanti risultati. Vi lascio alcuni articoli per approfondire, ma in rete c’è davvero tantissimo materiale.

L’indomani mattina, prima di proseguire il viaggio, siamo andati al faro della città. Lì tre birdwatchers super professionisti con dei bazooka al posto delle macchine fotografiche erano appostati ammirando felici una moltitudine senza fine di edredoni, tipiche anatre del nord, ed altri uccelli. A parte lo spettacolo di tutti questi uccelli in mare, non capivo il loro entusiasmo smisurato. Poi però ho avuto un’illuminazione (grazie ad Emanuele, esperto e appassionato birdwatcher, nonché mio fratello, che prima di partire mi aveva istruito a dovere): stavano cercando e avevano trovato il “re degli edredoni”, un eccello di rara bellezza. Allora felice mi sono avvicinata, chiedendo se l’avevano visto, e loro, con un sorriso beffardo e un po’ di disprezzo mi han risposto “Sì, ma è molto lontano”. Tradotto: con quell’obbiettivo e la tua macchina non vedi neanche ad 1 metro dai tuoi piedi.

Ora darò un consiglio a tutti i birdwatchers (soprattutto uomini) che stanno leggendo: se una giovane donna con un sorriso da orecchio ad orecchio si avvicina chiedendovi se si riesce a vedere il Re degli edredoni (che ci ho messo 2 settimane ad imparare a pronunciarlo, e ancora adesso per comodità lo chiamo re dei druidi) voi non solo dovete illuminarvi di immenso, ma dovete prestarle il binocolo e volendo anche la vostra macchina fotografica, perché state certi che sa usarli meglio di voi!

Detto ciò non mi sono data per vinta e con l’aiuto anche di Simone sono riuscita a vederli.

Questo è il risultato con mezzi non adatti, ma sono già felice.

Vi lascio anche una foto figa così capite di cosa sto parlando.

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Re degli Edredoni (foto: Maurizio Ravasini)

A questo punto rimaneva da rientrare a Reykjavík, ma prima volevamo fermarci per vedere l’ultima cascata, la cascata di Glymur, che con i suoi 198 metri è la più alta cascata d’Islanda.

Il paesaggio che abbiamo incontrato risalendo il corso del fiume a strapiombo sulle pareti del  canyon è realmente emozionante e spettacolare. Io che soffro di vertigini ho sofferto un po’ ma ammetto che, alla fine, sono stata felice di essere salita fino in cima al salto. Il percorso non è difficilissimo, ma per me è stato il più impegnativo.

Ásgeir ci aveva consigliato, dopo la prima grotta, di attraversare il fiume camminando su un tronco messo di traverso e risalire da lato destro del fiume (destro tenendo le spalle verso valle). Peccato che il tronco fosse caduto. Risalendo dal lato sinistro del fiume  si possono ammirare paesaggi bellissimi ma arrivati in cima non si ha la visione completa della cascata. Per fortuna con noi avevamo, come sempre, il drone che ci ha regalato quelle immagini pazzesche che non siamo riusciti a vedere con i nostri occhi.

Una volta in cima avevamo due possibilità: potevamo ritornare a valle ripercorrendo lo stesso sentiero o seguire quello più lungo e più dolce che passava dall’interno.

Secondo voi da dove siamo passati?

QUANTO STARE: se da Reykjavík decidete di vedere almeno la cascate di Glymur e di Hraunfossar (che vi consiglio), partendo di prima mattina e salendo subito su Glymur potete visitarle entrambe in giornata.

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foto: Anna Luciani

 

Qui trovate l’elenco completo di tutti gli itinerari e i rispettivi link: In Islanda lungo la Hringvegur (Strada 1) e alcuni consigli su come organizzare viaggio e valigia: Islanda – istruzioni di viaggio – organizzare da zero un viaggio in Islanda in inverno

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Una risposta a “Da Snaefell a Reykjavík

  1. Pingback: IN ISLANDA LUNGO LA HRINGVEGUR (STRADA 1) | viaggio a modo mio·

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