Reykjavík, la capitale del nord

Reykjavík è la capitale dell’Islanda.

Nonostante “Islanda = natura” sia un assioma innegabile, appena arrivi è proprio questa città che ti accoglie con la sua bellezza nordica, dove case di lamiera colorate si alternano ad architetture contemporanee davvero impressionanti dando vita ad una città vivace e vibrante.

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Reykjavik: una città in costruzione (foto: Anna Luciani)

Reykjavik è una città relativamente giovane: i primi insediamenti risalgono a metà 800 dC, ma la città che conosciamo oggi inizia a svilupparsi solo mille anni dopo. Oggi è una città vivace, e nonostante un popolazione pari a quella di una piccola provincia italiana (120.000 abitanti) offre tutto ciò che una capitale deve avere: musei, locali per intrattenimento, università, Parlamento… tutto concentrato in un piccolo ma affascinante centro storico.

L’Harpa è uno degli edifici simbolo della città. Si tratta di un centro per concerti e conferenze ed è situato nel porto di Reykjavík. L’Harpa fa parte di un progetto di riqualificazione urbana molto ampio che ha l’obiettivo di valorizzare il porto e di riconnettere questa parte della città con il centro.

L’edificio nasce dalla collaborazione tra i progettisti di Henning Larsen Architects, con Batterid Architects e Olafur Eliasson, un artista visuale danese-islandese famoso per le sue sculture e installazioni ispirate agli elementi della natura. Ed infatti l’architettura di questa grande scultura luminosa richiama diversi elementi naturali tipici del Paese. I volumi e la struttura  si ispirano alla natura circostante: ai ghiacci, alla roccia, alla luce cangiante, ai cristalli che rendono questa terra così speciale. Per chi volesse approfondire lascio il link di un articolo che ho trovato interessante: sintetico ma esaustivo sul progetto.

Tutta la zona del porto è estremamente dinamica, e nonostante le numerose gru sparse in ogni dove, è un’area decentrata ma attiva, grazie anche ai vecchi magazzini del porto già riqualificati e pieni di locali moderni dove mangiare e bere.

Sulla via del lungo mare (Geirsgata) si affacciano inoltre due luoghi interessanti:

il museo d’arte Listasafn Reykjavíkur Reykjavík Art Museum e il mercato delle pulci Kolaportið (un po’ troppo globalizzato, ma interessante per una visita rapida).

Da qui in pochi minuti a piedi si può raggiungere il centro della città. Da Ingólfur Square verso sud si raggiunge la piazza Austurvöllur antistante il Parlamento (Althing) e il lago Tjörnin, oppure proseguendo verso est lungo la Laugavegur si arriva nel cuore vivo, giovane e pieno di locali e negozi di design della capitale. Da questa strada si diramano varie vie in cui consiglio di passeggiare perdendosi alla scoperta di scorci sempre diversi, colorati, curiosi. Risalendo invece la Skólavörðustígur si raggiunge la cattedrale. Uno dei simboli “storici” della città (i lavori iniziarono dopo la 2 guerra mondiale) è la Hallgrimskirkja, la chiesa luterana di Reykjavik. La Chiesa, mastodontica e singolare nella sua architettura, è considerata il capolavoro della “stile nazionale basaltico islandese” (Maurizio Tani). La facciata infatti è costituita da blocchi di cemento disposti come due ali ai lati del campanile ed hanno la classica forma delle rocce basaltiche di origine vulcanica che rendono spettacolari alcuni paesaggi islandesi. L’interno, per quanto austero e minimale colpisce per le alte navate neogotiche, eleganti ed eteree, e per il grande organo a 5.275 canne raggruppate in 72 registri.

Se avete voglia di fare una passeggiata sul lungomare potete raggiungere la Sólfar, The Sun Voyager ovvero la “nave del sole” è la scultura più conosciuta e rappresentativa di Reykjavik. Venne commissionata nel 1986 per celebrare il 200° anniversario della città. Le sue forme richiamano quelle di un drakkar vichingo stilizzato ma richiama anche l’idea di una nave ideale, una nave dei sogni (“dreamboat“), e anche un inno al sole (da cui il nome).

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Sun Voyager (foto: Anna Luciani)

Ci sono altri due luoghi che vorrei segnalare e che noi abbiamo scoperto grazie al nostro amico (couch) Bergthor. Si tratta del Sigurjón Ólafsson Museum, e del Hallsteinsgarður Sculpture Park, nella zona nord della città.

Se avete un po’ di tempo in città vi consiglio di provare le piscine pubbliche. Si tratta di centri sportivi con piscine olimpioniche (da 25 o 50 m) con acqua calda e varie tubs con acqua che va dai 38°C ai 44°C, rigorosamente all’aperto. L’acqua in tutte le vasche è acqua prelevata dal sottosuolo, quindi naturalmente calda.

Per gli Islandesi le “hot tubs” (le vasche di acqua calda) rivestono un’importante funzione sociale. È il luogo dove le persone vanno per riposarsi e rilassarsi ma anche dove discutono di eventi di attualità e affari sociali di primaria importanza. (The Little book of the Icelanders, Alda Sigmundsdottir)

È il luogo in cui iniziano o terminano una giornata lavorativa. Qui si possono incontrare gli abitanti dell’isola: adulti, ragazzi, anziani, bambini immersi nell’acqua a chiacchierare e/o giocare, senza nessun tipo di preoccupazione per i -5°C esterni o per il vento gelido che soffia sulle loro teste.

Prima di entrare nell’acqua è obbligatorio fare la doccia nudi negli spogliatoi, per una questione di igiene (nelle vasche non c’è cloro). Diciamo che sui capelli possono chiudere un occhio, ma non azzardatevi ad uscire dagli spogliatoi asciutti!

A Reykjavik le piscine prinicpali sono:

(non ho foto perchè solitamente è proibito entrare nella zona vasche con i cellulari)

QUANTO STARE: 2 giorni secondo me sono sufficienti per visitare la città.

DOVE DORMIRE: nella Capitale ci sono diverse possibilità. Noi, oltre ad alcuni couch, abbiamo dormito in strutture comode e accoglienti. Vi segnalo queste due:

  • OK Studios (questo è stato uno dei posti più belli in cui abbiamo dormito, prenotato con un last minute)

DOVE MANGIARE: in Islanda mangiare al ristorante è davvero carissimo. Un giorno abbiamo provato il famoso hod dog del chiosco Bæjarins Beztu Pylsur, che dicevano essere uno dei più buoni di Islanda… beh, io ho un concetto diverso di bontà. Mi sento invece di consigliarvi il “ristorante” Icelandic Street Food dove potete mangiare la famosa zuppa di pesce nel pane. Per circa 20 euro si può mangiare un piatto sostanzioso e buono, chiedere il bis, bere e mangiare alcuni dolcetti della casa. Si tratta di un locale “alla buona”: piatti di plastica, tovagliette di carta, molti posti su sgabelli, ma a me è piaciuto molto.

Ci sono poi numerosi bar e caffetterie, io le avrei provate tutte!

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Uno dei locali più carini della città: Sæta Svínið Gastropub (foto: Anna Luciani)

FOTO

Street art

Alla scoperta dei paesaggi a nord della città con Bergthor, il nostro couch a Reykjavik (foto: Anna Luciani)

Alþingi, il Parlamento Islandese (foto: Anna Luciani)

ALCUNI CENNI STORICI E CURIOSITÀ:

L’Islanda rimase disabitata fino a circa l’874 dC, anno in cui fecero sbarco sull’Isola i primi Vichinghi. Secondo alcune opere letterarie si pensa che prima dell’arrivo delle popolazioni scandinave abitassero sull’isola dei monaci irlandesi, ma ad oggi non ci sono reperti archeologici a sostegno di questa ipotesi. In ogni caso è la tradizione vichinga che ha dato origine alla storia e alla cultura islandese. Feste e tradizioni celebrate ancora oggi sono di ispirazione nordica. Le saghe letterarie, che raccontano la storia di eroi ed eroine ambientante nell’epoca dei vichinghi, sono un patrimonio letterario e culturale e rappresentano la vera identità islandese, oltre ad aver contribuito alla storia del mondo. Infine la lingua, che custodisce ancora oggi somiglianze con l’antico norvegese di epoca vichinga. L’identità linguistica è stata preservata rigidamente, tanto che non è possibile battezzare un bambino con un nome straniero. E a proposito di nomi, in Islanda non esistono i cognomi “come li intendiamo noi”: si “costruiscono” usando  il nome di battesimo del padre o della madre con l’aggiunta del suffisso “son” se si tratta di un maschio (significa infatti figlio) oppure “dottir” se si tratta di una femmina. Fino a qualche anno fa inoltre gli stranieri che volevano prendere residenza in Islanda doveva cambiare il loro nome adottandone uno islandese. Un certo Carlos, sudamericano, aveva deciso di usare due nomi tipici Eilifur e Friður…peccato che il loro significano, insieme, fosse  “Pace Eterna”.

Qui trovate l’elenco completo di tutti gli itinerari e i rispettivi link: In Islanda lungo la Hringvegur (Strada 1) e alcuni consigli su come organizzare viaggio e valigia: Islanda – istruzioni di viaggio – organizzare da zero un viaggio in Islanda in inverno

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Una risposta a “Reykjavík, la capitale del nord

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