COOBER PEDY, IL PAESE ALLA MAD MAX

31 gennaio / 02 febbraio

Avete mai visto Mad Max?

Arrivare a Coober Pedy è un po’ come essere catapultati dentro il film. Per chi non l’acesse visto: immaginate una scena post apocalittica: deserto, terra secca e rocciosa, qualche abitazione (poche) dello stesso colore della terra, qualche collina, e poi centinaia di oggetti usurati e arrugginiti, rotti, ammonticchiati in ogni dove: automobili, barili, astronavi, schermi di televisori e computer. Un po’ come se fosse scoppiata una bomba.

Coober Pedy. Post apocalyptic landscape. Lungo la strada... (foto: Anna Luciani)

Coober Pedy. Post apocalyptic landscape…lungo la strada… (foto: Anna Luciani)

Non è un caso se questo luogo è stato scelto come ambientazione per diversi film: Mad Max, Fino alla fine del mondo, Pitch Black, Red Planet per citarne alcuni. La scenografia non aveva bisogno di nulla, era già perfetta così! E in paese ancora sono sparsi alcuni elementi usati nei film. Un’atmosfera incredibile e per certi versi surreale!

Coober Pedy è famosa in Australia e in tutto il mondo per due aspetti caratteristici:

  1. GLI OPALI. In Australia sono diversi i luoghi famosi per le miniere di opale. Il Paese è il principale esportatore di questa pietra preziosa nel mondo. Esistono diversi tipi di opali: quelli neri, i più preziosi, che si trovano principalmente nel NSW, e quelli bianchi/trasparenti estratti nella zona di Coober Pedy e Mintabie, ad esempio. Trascorrendo qualche giorno in paese siamo riusciti a capire un po’ meglio le qualità della pietra, valutata sulla base di alcune caratteristiche precise:
    • colore,
    • brillantezza
    • perfezione della trama
    • chiarezza del colore
    • giochi di luce
    • forma
    • dimensione

    (ps: gli opali bianchi più sono trasparenti più valgono!). Ma alla fine, a meno che uno sia un collezionista o acquisti per investire, ciò che conta quando si acquista una pietra o un gioiello è il proprio gusto personale. Solo bisogna prestare attenzione alla struttura della pietra:

    1. Solid: è una pietra di solo opale
    2. Double: l’opale è appoggiato ad una base scura
    3. Triplet: l’opale è appoggiato ad una base scura ed ha un rivestimento superficiale di quarzo trasparente.

    Senza-titolo-1La cosa più affascinante però non è stata girare per i numerosi negozi di gioielli e pietre, ma conoscere George, proprietario del negozio “Opal Now” e minatore di professione e passione.

    Dopo aver chiacchierato un po’ con lui davanti ad anelli e ciondoli del colore dell’arcobaleno, ci ha invitato, la mattina successiva, ad andare con lui in miniera.

    Siamo partiti di buon mattino e, pochi chilometri fuori dal paese, ci siamo addentrati tra i cumuli (vere e proprio montagne) di roccia frantumata, attenti a non finire in una cava nascosta. Aggirarsi per la zona delle miniere è pericolosissimo: oltre alle cave ci sono dei buchi nel terreno (carotaggi effettuati con trivelle per valutare preventivamente la presenza di opali nel terreno per poi eventualmente  scavare) che si trasformano nel tempo in vere voragini profonde decine di metri.

    George è un minatore “di superficie”: ha un escavatore che usa per scavare grandi fosse a cielo aperto e nelle quali poi vaglia con minuziosa attenzione le pareti a suon di picconate. E a volte qualche filone di particolare interesse c’è. Quel giorno purtroppo abbiamo trovato solo un quarzo, bello grande, e qualche pietruzza di opale ma di colore poco interessante!

    in miniera con George (foto: Anna Luciani)

    In miniera con George (foto: Anna Luciani)


    in miniera con George (foto: Anna Luciani)

    in miniera con George (foto: Anna Luciani)


    in miniera con George abbiamo trovato un blocco di quarzo...non è opale ma comunque ha il suo fascino (foto: Anna Luciani)

    in miniera con George abbiamo trovato un quarzo enorme (foto: Anna Luciani)

    I minatori di una volta invece, e ancora oggi ce ne sono, scavavano in profondità per decine e decine di metri a forza di picconate nella terra dura. Noi abbiamo conosciuto un anziano minatore, profondamente innamorato del suo lavoro e delle miniere (tanto che lui ci vive dentro). Ci ha accompagnato a visitare alcuni cunicoli aperti ai turisti. In questo caso si trattava di tunnel perfettamente circolari, ricavati nella pietra grazie alla dinamite e alle macchine, lunghi decine e decine di metri sottoterra.

    Dal costruire miniere sotto terra al costruire case sotto terra il passo è stato breve!

    Coober Pedy è famosa per le case sotto terra. Le prime, così come le miniera, erano costruite

    Coober Pedy è famosa per le case sotto terra. Le prime, così come le miniera, erano costruite “a mano” a suon di picconate… per decine di metri. Solo successivamente è stato introdotto l’uso della dinamite. (foto: Anna Luciani)

  2. LE CASE SOTTO TERRAGli europei emigrati in Australia dopo la prima guerra mondiale, purtroppo abituati alla vita in trincea, hanno pensato di riproporre anche a Coober Pedy lo stesso principio costruttivo, in questo caso per far fronte alle temperature estreme del deserto: caldo torrido di giorno e freddo di notte. Abbiamo visitato alcune case scavate nella roccia. Lo ammetto: quando mi dicevano “Coober Pedy è la città delle case sottoterra” io non so perché pensavo a Matera. Poi arrivati in paese mi è preso un colpo. Il paesaggio era come me lo aspettavo, ma le case nella roccia, le chiese (di qualsiasi religione) e i ristoranti … sembravano finti. L’aspetto, nella maggior parte dei casi, è davvero innaturale: pareti perfettamente perpendicolari, dal colore sfumato dal giallo all’arancione, con delle strane incisioni superficiali tondeggianti come fossero decorazioni. E una finitura lucida e liscia. All’inzio pensavo fosse uno scherzo e fossero di cartongesso. Ci hanno spiegato subito però che in realtà le case sono state scavate principalmente con le macchine escavatrici, in grado di creare spazi perfettamente squadrati. I “ghirigori” sulle superfici sono dovuti alle punte degli escavatori. Il colore è dato dal tipo di roccia: sand stone (arenaria) che è una roccia tenera, e quindi necessita dell’applicazione in superficie di una sostanza fissante (tipo lacca per i capelli per intenderci) che lascia una patina luccicante. Dopo aver avuto alcune informazioni di base questi ambienti hanno acquisito un notevole fascino ai miei occhi. Sono case scure ma credevo fosse peggio starci dentro. Sono sempre munite di camini (minimo due) per garantire la corretta areazione, e la temperatura rimane costante per tutto l’anno attorno ai 24 gradi.George, un signore conosciuto in paese (si chiamano tutti così a quanto pare), ci ha portato a visitare la sua casa: spaziosissima e fornita di ogni confort. Solo mancano le finestre. Le uniche sono sulla parete d’accesso. Nonostante questo l’ambiente, suggestivo e singolare, non è per nulla claustrofobico!

    Le camere, alcune molto grandi, sono completamente libere da qualsiasi elemento strutturale perché la stabilità è garantita dalla presenza, sopra la casa, di uno strato di circa 4 metri di roccia dura. George ci ha raccontato che alcuni minatori, costruendo la propria casa nella roccia, hanno trovato opali in quantità tale da potersi ripagare i lavori di costruzione e guadagnarci anche qualcosa. Un loro collega aveva estratto circa 70.000 dollari di opali scavando le stanze della propria abitazione!

    Esistono altre case scavate invece con la dinamite: le pareti sono più grezze e le stanze hanno forme simili alle case degli hobbit. L’odore è umido e salato. Lo stare in questi spazi è qualcosa di strano ma confortevole.

    Sono case sostenibili in un ambiente ostile alla vita dell’uomo. Nonostante le temperature esterne, ad esempio, non esistono condizionatori e non si usa energia per rendere l’ambiente adatto alla vita dell’uomo: ci si è ingegnati con il contesto e le risorse a disposizione.. e il risultato è incredibile: unico, caratteristico e vivibile. Alla faccia di tuttti quei posti, sorti come cattedrali nel deserto, che per consentire la vita dell’uomo in zone evidentemente non adatte dipendono dall’aria condizionata sprecando quantità spropositate di energia… senza considerare i danni ambientali (scusate, breve “momento polemica”). Qui hanno utilizzato in maniera originale e funzionale ciò che l’ambiente offriva !

Un problema grande a Coober Pedy è l’acquaDopo vari tentativi fallimentari relativi alla costruzione di un bacino di raccolta delle acque piovane oggi l’acqua viene captata da una fonte a 25 km dal paese. In principio erano i cammelli che la trasportavano, e la disponibilità per abitante era davvero ridotta. Ancora oggi è un bene molto prezioso e scarso quindi in alcuni campeggi paghi un extra per fare la doccia e anche per fare rifornimento per il camper, circa un dollaro ogni 30 litri.

In zone così impervie e isolate tutte le infrastrutture, anche quelle che noi chiamiamo urbanizzazioni primarie, sono difficili da realizzare.

Ne consegue che anche l’energia elettrica costava moltissimo. Fino a pochi anni fa si utilizzava il gasolio. Oggi hanno costruito un sistema grandissimo di pannelli solari, anche se il vento spesso copre i pannelli con la sabbia rendendoli inutilizzabili!

Coober Pedy è davvero un luogo isolatissimo, ma a circa 40 km dal paese (esattamente a Manguri, a un’ora e mezza di auto) passa la ferrovia. Non si può parlare di una vera fermata: il treno infatti lascia scendere le persone solo vede qualcuno in attesa alla stazione. Passando solo di notte (22.30 o 03.00) il segnale in codice è una “slampiata” coi fari della macchina ferma in attesa a dei viaggiatori. Metodo un po’ old style ma efficace!

Questo posto ha saputo davvero stupirci! Sembra una grande installazione artistica … e invece è un luogo autentico e originale!

ALTRE FOTO

Alcuni macchinari per scavare la roccia.

Il campo da golf… immancabile anche qui!

Serbian Orthodox Church. A Coober Pedy sembra ci siano chiese per ogni religione. Sono tantissime!

Catacomb Church. La chiesa è stata costruita tutta con la dinamite, ad eccezione dell’altare che invece è stato scavato con le stesse macchine usate nelle miniere.

Catacomb Church

Catacomb Church. Altare. (foto: Anna Luciani)

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