MINTABIE E LA “FEBBRE DELL’OPALE”

29/30 gennaio 2017

Il viaggio nel cuore dell’Australia era solo a metà. Paesaggi di un’immensità fuori da qualsiasi logica, natura estrema, bella, forte, spesso però inospitale. Le temperature, ma anche le piogge, la terra dura, gli insetti a migliaia, la mancanza di acqua pur durante il periodo delle inondazioni… cosa ha portato l’uomo a vivere in luoghi così remoti? Che senso ha scegliere di vivere così lontano da tutto e da tutti, in un luogo così difficile? Perché stare qui? Me lo chiedevo più o meno da quando avevamo lasciato la costa.

E la risposta è arrivata a Mintabie!

Mintabie è un piccolissimo villaggio a circa 30 km a ovest di Marla, 500 km circa a sud di Alice Springs. Lasciata la Stuart Highway inizia un percorso sterrato, rosso e bianco, letteralmente circondato dal nulla.

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la strada per arrivare a Mintabie: 30 km di sassi e onduline nel terreno! (foto: Anna Luciani)

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automobili abbandonate lungo la strada, solitamente in condizioni molto peggiori di questa (foto: Anna Luciani)

Qualche macchina abbandonata a destra e sinistra, in condizioni tragiche, il che non fa presagire nulla di buono. Poi all’orizzonte iniziano a comparire cumuli di pietre bianche, colline e colline. E finalmente ecco il paese: un cimitero di auto sulla destra, qualche casa, e un pub (ristorante/bar/hotel), il mitico Mintabie Hotel (tel. 08 8670-5050). In totale 50 abitanti .

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Mintabie Hotel (foto: Anna Luciani)

Appena arrivati un signore senza denti è uscito a darci il benvenuto e dopo averci indicato dove parcheggiare ci ha invitato ad entrare e bere qualcosa. Era domenica, l’Australian Open in televisione, e un piccolo gruppo di signori senza età era radunato a bere una birra o una cedrata in compagnia del silenzioso Luka che, da dietro al bancone, osservava pensieroso. Una stanza grande: qualche ventilatore, un tavolo da biliardo, alcuni tavoli, qualche poltrona e la televisione.

Un bar di tanto tempo fa, quando di persone, a Mintabie, ne vivevano migliaia. Minatori, tutti in cerca di fortuna, nascosta nella terra dura, sotto forma di bagliori colorati e iridescenti tra le rocce bianche. Quante feste, in quel periodo. Giravano soldi, agiatezza, allegria a fiumi.

Oggi, di quell’epoca d’oro, rimane solo una stanza da pranzo, dietro al bar, piena di tavoli lunghi, e sedie, tante, tutto ricoperto da una patina di polvere. E una gruppo di uomini, quasi tutti di mezza età. Mani e volto segnati dalla fatica, dal caldo e dalla polvere, occhi che trapelano storie e ricordi.

Fa quasi impressione il vuoto e il silenzio, perché sembra di vederli, quegli uomini che avevano lasciato tutto in cerca della loro occasione. Gli Opali. Pietre preziose che sembrano aver rubato i colori e la luce all’arcobaleno, racchiudendoli dentro la roccia. Pietre che non sono altro che acqua e gel colloidale di silice, ma che sembrano racchiudere una magia unica. Ma ve lo immaginate, quando a metri e metri sotto terra, scavando la pietra dura, incolore, all’improvviso un bagliore incredibile illumina la giornata più scura?

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opali nella roccia luoghi di tanto tempo fa. vuoti (foto: Anna Luciani)

Russel “il barbuto”, Angelo “il greco”, e “il Tedesco”, un signore con pochi denti ma un sorriso enorme, hanno fatto gli onori di casa e hanno trascorso con noi una domenica pomeriggio bevendo birra e raccontandoci la storia di questo posto incredibile.

La terra appartiene alla popolazione aborigena Pitjantjatjara, e furono proprio gli aborigeni i primi a trovare gli opali, quando ancora si potevano vedere semplicemente camminando per le strade di terra e sassi. I primi minatori arrivarono a Mintabie solo nel 1976, ovvero solo dopo l’introduzione di macchine escavatrici, perchè qui la roccia è davvero durissima, e a differenza di altri posti, come Coober Pedy ad esempio, scavare a mano era impossibile.

I primi anni c’era una giro di soldi enorme, si parla di 400 milioni di dollari l’anno. I pagamenti avvenivano  quasi tutti in cash, e i principali compratori erano i cinesi, che venivano in Australia, acquistavano le pietre, e le portavano poi in patria (soprattutto ad Hong Kong) per farle lavorare. Naturalmente un posto del genere attirava parecchi delinquenti, truffatori, ladri, mafiosi, tutti interessati a facili guadagni e a riciclaggio di denaro. Difficile fidarsi di qualcuno. Era più facile trovare gli opali che un vero socio. Mintabie era il vero wild wild west! Ma Mintabie, in quel periodo (1970/1990) era soprattutto un’isola hippie, un luogo felice e ricco. Si parla di circa 1800 minatori, con famiglia. Qualcuno dice ci siano state addirittura 3000 persone nei periodi migliori. La scuola (oggi ancora funzionante: 6 bambini tra Mintabie e Marla) era piena di bambini, e si organizzavano feste, pranzi, cene e partite a golf… sì perchè anche qua c’era un campo con le buche e si giocava, la domenica. A testimonianza, l’attrezzatura, di ottima fattura, è ancora tutta lì… tra le ragnatele.

Chiunque poteva trasferirsi qui in cerca del suo tesoro: era sufficiente pagare una quota allo stato per l’utilizzo di un’area (solitamente di 50×50 metri o 100×100 metri), pagare qualcuno che sapesse utilizzare le macchine escavatrici, o saperle usare, e comprare il gasolio. L’investimento iniziale era ingente, ma le possibilità di diventare ricchi erano alte!

Con l’aumento del costo del gasolio, e, qualcuno dice, dopo l’11 settembre, quando trovar esplosivo divenne molto difficile e costoso, il paese cominciò a spopolarsi rapidamente. Lavorare in miniera divenne troppo costoso, faticoso e sempre meno remunerativo. Certo basta un solo filone per cambiarti la vita. Ma chi, oggi, è veramente disposto a fare “della ricerca della pietra” la propria vita?

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Kevin, la nostra guida (foto: Anna Luciani)

Kevin, che ci ha portato in giro per le miniere con la sua auto dagli interni in radica e polvere, aveva gli occhi che gli brillavano non appena vedeva un bagliore per la strada. Ancora oggi l’emozione e l’adrenalina che la ricerca degli opali provoca, la si può vedere nei suoi occhi attenti e nel sorriso appena abbozzato quando scruta tra le rocce. Con lui siamo entrati nei tunnel delle vecchie miniere scavate con l’esplosivo. Cunicoli lunghissimi, percorsi che si intrecciano per centinaia di metri nel sottosuolo. Dentro solo buio, pipistrelli, e roccia. Fuori montagne di rocce sgretolate dalla dinamite, terra rossa e macchinari arrugginiti parcheggiati qua e là.

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gli interni della macchina di Kevin (foto: Anna Luciani)

Nessuno sa dove sono gli opali, non sono metallo, non ci sono macchine che possano rivelare la loro presenza. It is a game, e serve solo tanta fortuna

E se pensate che questo sia un luogo solo per uomini vi sbagliate: Kevin ci ha portati da Christine, una “minatrice” donna. Una bella donna, elegante nei modi, dolce, e che per vivere guida macchine escavatrici e cerca pietre preziose. Ha iniziato per caso, come intermediaria tra compratori e minatori, per mantenere i suoi due figli. Ma poi quella strana febbre dell’opale ha contagiato anche lei. E oggi vive da sola, in una casetta sperduta nella vallata, circondata da piante grasse, cercando opali, disegnando gioielli e vendendoli. Gira il mondo, ma ha scelto di stare qui.

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Christine (foto: Simone Chiesa)

Ma può davvero la “febbre dell’opale” essere così forte da spingerti a vivere tutta la vita qui? Il paese più vicino è Marla, distante 35 km di sterrato, e conta una popolazione di 70 persone circa. Si passa poi a Alice Springs (486 km), Coober Pedy (263 km, con una popolazione di 1600 persone, non proprio una metropoli) e Adelaide (1117 km).

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abitazioni a Mintabie (foto: Anna Luciani)

George un minatore di Coober Pedy, ci ha svelato la sua versione, che in fondo credo di condividere. Lui li ha conosciuti i minatori di Mintabie, personaggi da film, ognuno con una storia interessante. Persone come Angelo, originario di Corfù, uno dei primi ad arrivare in paese, oggi ancora lì a scavare. Persone che hanno viaggiato, che avevano altri lavori “più comodi”. Persone che hanno scelto di stare lì. Perchè? George dice che tutti coloro che decidono di vivere a Mintabie sono persone che stanno scappando dal resto del mondo. Persone dalla sensibilità profonda, che trovano nella terra così aspra, nel lavoro duro, nell’isolamento dalla civiltà la cura per una grande sofferenza: causata da una donna, da un socio, da un amico, dalla vita. La vita a Mintabie, fatta di nulla se non di sole, roccia e speranza è la cura che loro hanno scelto per le loro ferite.

 

INFO:

Alcuni link per chi volesse conoscere meglio questa pietra:

Dormire: questo posto è davvero fuori dal mondo, ma è autentico al 100% . Se siete incuriositi dalla vera vita in miniera questo è il luogo che fa per voi. Credo che il Mintabie Hotel abbia delle stanze, ma non posso assicurare… magari chiamate prima di venire. Se, come noi, siete muniti di camper o simili, c’è un caravan park con acqua e elettricità. 

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