VISIONI

Pensieri sulla città (e sulla vita) che deve cambiare: Precollinear Park a Torino

In questi giorni ho conosciuto Luca Ballarini, fondatore dello studio Bellissimo e ideatore (tra le altre cose) di Torino Stratosferica. Luca è un designer, un architetto, un urbanista ma soprattutto “un creatore di visioni”.

Spesso alla parola “visionario” si associa l’idea di qualcosa di poco concreto: il visionario è colui che immagina, che vive di fantasia, spesso lontano dalla realtà.

Succede che sia così, a volte, ma succede anche di incontrare persone come Luca, che alla fantasia unisce una buona dose di coraggio, intraprendenza e una forte determinazione nel voler realizzare “i sogni” che ha immaginato. E quando l’immaginazione di un gruppo di creativi si cala nella realtà di una città e di una comunità, valorizzando i luoghi e interpretando le necessità della popolazione, allora ecco che la città cresce, si trasforma, migliora.

Parlare con lui del progetto Precollinear Park” a Torino mi ha entusiasmata, non solo per l’approccio alle tematiche urbane e di rigenerazione, ma anche per il metodo che hanno usato.

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La visione del Precollinear Park (fonte: torinostratosferica.it )

Ci ho pensato a lungo e mi sono resa conto che quando si parla di città, ma anche di vita personale, spesso l’evoluzione e i necessari cambiamenti che fanno parte della crescita vengono sistematicamente rimandati, evitati, visti con apprensione fino a quando, davanti all’insorgere di un problema o di una situazione incresciosa, si deve necessariamente intervenire, di solito alla meno peggio, con urgenza e con risultati “più o meno”.

Perchè cambiare, costruire il futuro mettendosi in discussione, chiedendoci costantemente cosa funziona e cosa no, nelle nostre città come nelle nostre vite, spaventa. Perché davanti a determinate domande una risposta devi dartela e a volte è un sorriso, ma spesso si ha la sensazione che la risposta stia nell’affrontare con fatica il senso di smarrimento per capire da che parte andare, possibilmente in fretta.

Parlare con Luca mi ha fatto capire che non deve essere necessariamente così.

Anzi, aspettare il problema per affrontare ciò che non va è la soluzione peggiore, più lenta e controproducente (che sia una tubazione rotta, l’asfalto distrutto, una struttura abbandonata che rischia di crollare, che sia un lavoro che non ci piace o un rapporto che non ci rende felici).

Ho capito che forse il modo migliore è avere il coraggio di immaginare la città che vorremmo, la vita che ci piace, i cambiamenti necessari e poi, un passo alla volta, provare a trasformare le cose per realizzare quell’immagine che abbiamo costruito nella nostra testa, non davanti a seguito di un problema, ma sulla base di una necessità che sentiamo.

Essere dei visionari nella vita e impegnarci perché la nostra fantasia, le nostre aspirazioni, le nostre idee contribuiscono a costruire il futuro che vorremmo, quello più adatto ad ogni presente, quello su misura per noi, per il mondo e per le esigenze che cambiano.

Immaginare e trovare la strada per rendere le “nostre visioni” realtà.

Smettere di chiederci “se possiamo” e iniziare a pensare “a come fare”.

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immaginatemi così mentre rifletto sulla vita e mi godo il paesaggio

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Ora vi racconto brevemente il progetto che ha dato il via ad un’interessante conversazione e a questa serie di pensieri.

Il Precollinear Park è un parco lineare che da Piazza Hermada scende fino al Ponte regina Margherita, a Torino, sorto lungo la vecchia via dismessa del tram.

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area interessata dal progetto, lungo circa 800 km

Questo per anni è stato un luogo abbandonato, inagibile. Uno spazio degradato tra due corsie carrabili.

Dopo il lockdown del 2020, Luca insieme all’Associazione Torino Stratosferica (di cui è fondatore e che vi consiglio di seguire per le tante iniziative che organizza) ha deciso di intervenire concretamente su quest’area realizzando una nuova infrastruttura verde e disposizione della comunità.

Piccoli importanti interventi, proposti dai progettisti, concordati con l’Amministrazione e realizzati coinvolgendo la popolazione: 

  • cura del verde;
  • creazione di percorsi con elementi facilmente reperibili: aiuole, utilizzo di materiali naturali (come sassi e paglia);
  • sedute (pallet, panchine di legno);
  • fioriere;
  • riutilizzo delle vecchie pensiline delle fermate del tram;
  • illuminazione.

In poche settimane l’area  è diventata un parco frequentato, spazio espositivo per mostre, luogo di incontro per eventi, concerti, presentazione di libri, aperitivi, e ha riconsegnato alla città un’area verde

Alcuni materiali sono stati donati e in generale il progetto è stato realizzato grazie ad una raccolta fondi pubblica ancora attiva che trovate a questo link.

Durante il 2020 è rimasto in funzione con eventi ed incontri da luglio ad ottobre. Situazione mondiale permettendo anche nel 2021 riprenderanno le attività e il progetto sarà ampliato.

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