STRADDIE ISLAND

20-23 novembre

North Stradbroke Island (Straddie) è la seconda isola di sabbia più grande al mondo e si trova a un’ora di traghetto da Brisbane. È un’isola di cui ignoravo l’esistenza… ma per fortuna Umberto, il nostro couch di Byron, ci aveva dato il contatto di una coppia di suoi amici: Billa e Chief, lei australiana, lui della Papua Nuova Guinea che vivono lì e ci hanno ospitato! Siamo rimasti tre giorni anche se il colore del mare e i koala appollaiati in ogni angolo rendono quest’isola un piccolo paradiso da cui non si vorrebbe più andare via.

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mappa

L’isola è lunga circa 30 km. Anticamente era collegata a Moreton Island, l’isola a nord, ma a seguito di una forte tempesta, quello che era un piccolo rigagnolo di acqua si è trasformato nel canale che collega la Baia di Brisbane (Moreton Bay) all’oceano, dividendo definitivamente le due isole.

La Parte abitata è quella settentrionale dove si trovano i tre villaggi: Dunwich, Amity e Point Lookout.

Dunwich è il centro principale di Straddie: la popolazione si concentra in questo piccolo paese sulla costa occidentale dell’isola. Qui attraccano le barche che collegano l’isola con Brisbane. Il mare su cui si affaccia è splendido, ma a mio parere le spiagge più belle si trovano a nord, verso Amity e Point Lookout.

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il mare a Dunwich (foto: Anna Luciani)

Amity è un piccolissimo villaggio. Un bar e un piccolo market, un campeggio, qualche casa di villeggiatura, tantissimi Koala appollaiati sugli alberi. Amity si trova sulla punta nord dell’isola, affacciata sul South Passage: a sinistra la baia dalle acque poco profonde, calme e azzurrissime, a destra le onde potenti dell’oceano che si infrangono sul reef. L’oceano e i suoi pericoli sembrano lontani, soprattutto quando, camminando sul bagnasciuga al tramonto, gruppi di delfini sorridenti vengono a farti compagnia. Qui sono considerati come “pet”, animali domestici. Sono stati addomesticati per decenni, tanto da diventare aiutanti per l’uomo nella pesca in mare. Oggi, semplicemente sbattendo le mani sull’acqua e imitando il loro verso corrono da te giocosi e simpatici. Nonostante l’apparenza però nelle spiagge di Amity è altamente sconsigliato fare il bagno per la presenza degli squali! Esiste una spiaggetta, proprio in centro al paese, recintata con una rete 20m x 20m. Un peccato: un mare così bello fa venir voglia di buttarsi in nuotate senza fine. Moreton Island, a nord, sembra vicinissima… ma come ci ha suggerito un amico del posto, io e Simone abbiamo preferito fare il bagno lì, piuttosto di rischiare un incontro ravvicinato poco gradito!

Point Lookout infine è il villaggio più turistico: locali e baretti, qualche negozietto per surfisti, spiagge incantevoli per chi vuole surfare ma anche per chi semplicemente vuole godersi un po’ di fresco sul bagnasciuga. Da ovest ad est le principali sono: Cylinder Beach, Deadmans Beach e la Frenchmans Beach. Al di là dei nomi, le spiagge sono incredibili!

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Cylinder Beach (foto: Anna Luciani)

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Frenchmans Beach (foto: Anna Luciani)

Da Point Lookout parte anche una bella passeggiate lungo la costa, la George walk, non impegnativa ma che regala paesaggi davvero spettacolari. Lungo il percorso inoltre è possibile avvistare tantissimi animali marini: squali, tartarughe, balene (le acque di fronte alla costiera sono soprannominate l’autostrada delle balene: da luglio a novembre circa se ne possono avvistare a centinaia).

 

La parte a sud dell’isola si raggiunge solo con un 4×4. È un enorme sistema dunoso ricoperto di vegetazione fitta, al centro alcuni laghi di acqua dolce e lungo la costa est un vasto sistema paludoso. Queste zone sono difficilmente accessibili, ma grazie a Billa e Ciff che ci hanno presentato due loro amici di origine aborigena, Mark e Brian, siamo riusciti ad esplorare un po’ anche questa zona, e soprattutto a farci raccontare qualcosa sulla tradizione aborigena di questa isola.

La presenza indigena a Straddie è molto forte. Un quarto della popolazione residente (circa 500 persone) ha origine aborigena e appartiene alla popolazione Quandamooka. Nonostante anche qui le popolazioni indigena sia stata sterminata e le loro tradizioni fortemente ostacolate, sono molte oggi le persone impegnate nella salvaguardia e nella diffusione orale della cultura tradizionale. Il loro impegno ha fatto sì che il governo riconoscesse gli aborigeni come popolazione indigena di questi luoghi, culturalmente autonomi rispetto alle tradizioni imposte.

Mark, con suo figlio, oltre ad una divertente mattinata a surfare le dune con la sandboard, ha portato Simone, Ciff e me, con la sua barca, in una delle riserve marittime più belle che abbia mai visto: Moreton Bay Marine Park.

Abbiamo visto, su di un fondale profondo non più di 2 metri, tartarughe di mare enormi, velocissime ed eleganti, squali e vari Dugong. Questi, ci raccontava Mark, erano animali cacciati dagli aborigeni: oltre a mangiarli ne veniva utilizzata ogni parte per gli usi più diversi: curare dolori muscolari spalmando un unguento ricavato dalla loro pelle, impermeabilizzare alcuni arnesi con il loro grasso, fabbricare utensili e armi con le ossa. Purtroppo dopo la colonizzazione questi animali sono stati braccati e oggi sono protetti perchè a rischio di estinzione.

Brian invece, una delle personalità più importanti nella comunità aborigena di Straddie, ci ha accompagnato in quelli che per la sua tradizione sono luoghi sacri. Ci ha raccontato il significato di quei posti e alcune leggende. La tradizione aborigena è strettamente legata alla natura in un continuo scambio di energie e significati. Ogni elemento è maschio o femmina, così che dalla loro unione possa nascere vita: montagna, sorgenti di acqua, laghi diventano luoghi di creazione e rigenerazione. È una cultura affascinante e molto rispettosa, che nasce dalla natura e con essa convive.

Brian ci ha spiegato inoltre come la tradizione orale sia per loro la base della sopravvivenza della loro cultura, chiedendoci di non filmare e di rispettare questa forma di trasmissione.

A Straddie la popolazione aborigena naturalmente vive perfettamente integrata nella società “occidentale”, usanze tradizionali, vestiario e utensili sono mantenuti per preservare la storia e la memoria. È stato però molto interessante trascorrere un’intera mattina con Mattew, aborigeno anche lui, di professione guida ambientale. Ci ha illustrato tantissimi arnesi tradizionali, utilizzati in cucina o nella vita di tutti i giorni. Ci ha mostrato tantissime armi di legno e ossa o ferro, dandoci una dimostrazione pratica di come venivano utilizzate le diverse lance, in grado di essere lanciate a più di 150 m di distanza. Ci ha spiegato la tecnica del boomerang, incredibile. Vederlo volare, lanciato nel modo corretto, sembra quasi un gioco telecomandato: la traiettoria segue una linea inimmaginabile! E ancora gli abiti, il trucco, le decorazioni e il significato dei colori.

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Mettew suona per noi il didgeridoo (foto: Anna Luciani)

La bandiera aborigena, unica bandiera da loro riconosciuta, riporta tre colori principalmente: il rosso (la terra), il giallo ocra (il sole), il nero (la loro pelle). Nelle decorazioni viene utilizzato anche il bianco. Questi 4 colori, tipici nella tradizione aborigena, si trovano facilmente in natura: esistono rocce infatti che bagnate con l’acqua rilasciano il colore (rosso e giallo), e il bianco deriva dall’argilla.

Billa e Chief si sono trasferiti qui dopo aver vissuto a lungo a Byron. Hanno comprato un appezzamento di terra e una casa, oggi oggetto di una ristrutturazione “fai da te”. Loro si dedicano alla permacultura.

Il significato letterale di parmacultura è  “metodo di coltivazione che, sulla base di principi e strategie ecologiche, permette di progettare insediamenti agricoli simili agli ecosistemi naturali, e quindi in grado di mantenersi autonomamente e di rinnovarsi con un basso impiego di energia”. Sono tante in Australia le persone che si stanno impegnando in questa forma di coltivazione, che diventa poi un  vero e proprio stile di vita. il loro sogno è quello di riuscire a dar vita ad una scuola di permacultura aprendo la loro casa a chiunque voglia partecipare … visitate il loro sito, è davvero interessante! The Pacific Village

STRADDIE é un’isola tranquilla, dalle spiagge bellissime, interessante anche per la sua storia e la sua cultura, ancora forte. STRADDIE é un’isola di cui ci si innamora, non fosse altro perché quando di sera cerchi al buio le infradito dimenticate in spiaggia il pomeriggio, finisce che trovi un piccolo di koala e allora basta così. Stai lì, lo guardi, e pensi che questo posto è bellissimo!

INFO

come arrivare: noi siamo partiti da Cleveland, un paese ad una 30 di km a sud  di Brisbane, sulla costa. Siamo partiti con il Ferry delle 11 della compagnia Stradbroke Ferries. Il viaggio dura circa 45 minuti. A questo link potete trovare tutte le informazioni sui trasporti, gli orari ecc.

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stradebroke ferries. Partenza dal porto di Cleveland (foto: Simone Chiesa)

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4 risposte a “STRADDIE ISLAND

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