BORDEAUX – IN BICI TRA CASTELLI E VINI

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Paesaggio dell'Haut Médoc (ph. Anna Luciani)

Qualche giorno fa, per festeggiare il compleanno di Simone abbiamo aperto una delle nostre bottiglie speciali “gran riserva”… Sono per la maggior parte vini bordolesi comprati durante un viaggio che abbiamo fatto l’anno scorso (aprile 2015): 10 giorni in bicicletta tra le colline dell’Aquitania e la splendida città di Bordeaux, mangiando formaggio e visitando i meravigliosi Châteaux sparpagliati tra le vigne, dal mare fino a Saint-Émilion!

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Bordeaux: Colore rosso violaceo/Vino rosso francese/Città capoluogo della Gironda, affacciata sulla Garonna e circondata da morbide colline che sfumano lentamente verso l’oceano, che forte si infrange sulla gigantesca Duna de Pilat (la più alta d’Europa).

Bordeuax è tutto questo.

Un città storica bellissima, interessante ed elegante: è un complesso di vie piazze e parchi che disegnano una struttura urbana fitta e dinamica. È una città viva e vivace, ricca ma accessibile. Brulicante di persone, baretti, ristoranti, negozi, enoteche, notte e giorno ospita persone da ogni dove, turisti o residenti. La città è grande ma a misura d’uomo. Sapevo mi sarebbe piaciuta, ma non immaginavo così tanto.

Il viaggio che ci siamo regalati ad aprile io e Simone è stato uno dei più piacevoli e azzeccati! Ce lo siamo ritagliato su misura, ma non immaginavamo potesse essere tutto così semplice e accessibile.

Siamo partiti in aereo, da Bologna con Ryanair. Per il primo giorno avevamo prenotato una stanza con airbnb. Con google maps è facilissimo orientarsi sia a piedi che con in mezzi pubblici, quindi non ci abbiamo messo molto a raggiungere i nostri ospiti, e lasciate le valige ci siamo addentrati tra le vie della città! Una città che appare subito luminosa, forse proprio grazie ai muri di pietra color ocra proveniente dalle cave di Saint-Émilion. Passeggiando si ha un senso di ordine brulicante di persone, si percepisce una grande energia che non travolge ma coinvolge e incuriosisce.

La prima cosa che abbiamo fatto è stata quella di cercare delle biciclette.

Simone in questo caso ha uno spirito di iniziativa “alternativo” davvero invidiabile: ha cercato su un sito di vendita dell’usato ed è riuscito a trovare due biciclette a 50 euro nel giro di mezz’ora. Comodamente stesi al parco lungo fiume mangiando camembert e bevendo vino ottimo si è messo d’accordo per lo scambio nel pomeriggio in una delle piazze principali della città. Noi a casa (in Italia) avevamo acquistato le sacche da bicicletta, per intenderci quelle da montare sul portapacchi, e le avevamo imbarcate all’interno della valigia da stiva (che abbiamo portato anche con l’intenzione di riempirla al ritorno di bottiglie di ottimo vino). Il solo pensiero, se avessi dovuto organizzarmi da sola, mi avrebbe creato uno stress non da poco, ma ammetto che è valsa la pena perdere un po’ di tempo per pianificare l’attrezzatura e per l’acquisto delle bici! Noi non siamo degli esperti ma alla fine siamo riusciti nell’impresa e ammetto che girare città e vigneti comodamente in sella ai nostri nuovi mezzi è stato tutta un’altra cosa, e ci ha donato una libertà unica.

Quindi si parte!

In città non ci siamo affidati ai tour da guida turistica, ma abbiamo girovagato liberamente, scoprendo un po’ alla volta ogni singolo scorcio della città:

  • Place de la Victore e il Mercato dei Cappuccini, la mattina, dove farsi travolgere da bancherelle e soprattutto banchi di cibo… varrebbe la pena avere una cucina per poter comprare, cucinare e assaggiare tutto: dal pesce ai formaggi… il mercato è un luogo autentico, pieno di gente del posto, oltre a turisti curiosi
  • Place Meynard centro di quello che potremo chiamare il quartiere arabo: anche qui tutti i giorni si tiene un grande mercato, e la sera ci si può fermare per mangiare cibo arabo e bere qualcosa in un locale, scoperto per caso, assurdo ma bellissimo: le Mère Michel
  • rue Saint James, piena di negozietti stilosi ed interessanti (abiti, oggettistica, arredamento… uno più bello dell’altro), oltre che locali accoglienti e originali
  • la Cattedrale di Saint Andrè e tutta la zona attorno, ricca di monumenti e di (troppi) negozi
  • le viuzze che partono e arrivano a Place Fernand Lafargue e a Place Camile Julian
  • tutto il lungo fiume, passando davanti a Place de la Bourse e giocando con (e come) i bambini nella splendida fontana Le Miroir d’Eau di Michel Corajoud, raggiungendo Place de Quinconces, e addentrandosi un po’ fare un salto al Cinema Le Français Bordeaux e all’ Opèera National de Bordeaux, e poi continuare la passeggiata lungo la Garonna fino ad arrivare alla zona degli Hangar, interessante area di riqualificazione urbana, in questo caso delle vecchie strutture portuali, oggi divenuta zona di intrattenimento e divertimento. (lascio questo link per approfondimenti, mi sembra interessante e completo! I QUAIS JARDINÉS BORDOLESI TRA RIUSO E RIGENERAZIONE – GIZMO

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Le Miroir d’Eau (ph.Anna Luciani)

Dislocati per la città ci sono tantissimi altri luoghi interessanti, noi ci siamo informati un po’ con internet, ma anche presso gli uffici informazioni in città, oltre a qualche preziosa dritta fornita dai nostri ospiti (…già perché dopo la prima notte abbiamo continuato il viaggio facendo couchsurfing!):

– la Base sous-marine, enorme edificio antica base navale dei sottomarini durante la seconda guerra mondiale, oggi utilizzato come spazio espositivo davvero singolare e affascinante. Noi qui abbiamo visto una mostra dedicata a Zimoun (www.zimoun.net), artista che realizza sculture sonore. Per me una mostra bellissima e interessante.

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Base sous-marine (ph. Anna Luciani)

– l’Institut Culturel Bernard Magrez,dove era stata allestita un’interessante mostra sui principali artisti di street art (solo foto, schizzi…niente pezzi di muro staccati dagli edifici e ricollocati al chiuso “in bacheca”)

e oltre a questi, i diversi Bar à vin, Maison du Vin dove degustare ottime bottiglie di vino e, a seconda dei posti, conoscere un po’ della storia dell’arte vinicola e della città. Noi ne abbiamo provate varie ma uno dei posti che ci è piaciuto di più è il Vin, in Place du Parlament.

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"Vin", mappa del Médoc (ph. Anna Luciani)

Qui siamo anche riusciti a farci un’idea più precisa della regione, delle varie aree vinicole, delle caratteristiche dei vini in base al terreno e alla zona, e quindi, euforici e curiosi, ci siamo organizzati e partiti con le nostre biciclette, alla scoperta del territorio!

cartina bordeaux

Per viaggiare leggeri abbiamo organizzato il bagaglio riducendolo al minimo in modo che rientrasse nelle sacche per le bici. Il resto lo abbiamo lasciato dentro uno zaino che la nostra couch Sara ci ha gentilmente tenuto nei giorni trascorsi a zonzo per le vigne. Al ritorno in città, prima di ripartire, saremmo stati di nuovo ospiti da lei!

Dalla stazione di bordeaux partono treni regionali che attraversano e collegano tutto il territorio e sui quali è possibile caricare facilmente le biciclette.

Noi avevamo tre mete:

1) la DUNE DU PILAT ad ovest. Il treno arriva fino ad Arcachon, da lì, seguendo tutta la pista ciclabile che costeggia il mare verso sud si arriva ai piedi della Duna (sono circa 10 km di percorso). Uno spettacolo unico: una duna altissima e lunghissima, percorribile a piedi nonostante un vento pungente e la sabbia che volava ovunque. Da un lato una pineta verde a perdita d’occhio, dall’altra l’oceano, disegnato dall’ombra delle nuvole. Uno spettacolo emozionante!

Dune du Pilat (ph. Anna Luciani)

Noi abbiamo passeggiato a lungo sulla sua cima lasciandoci alle spalle i gruppi di turisti. Il mare, il vento, il sole… è stata un’esperienza rigenerante!

Prima che facesse buio siamo rientrati, e di nuovo in sella alle nostre biciclette abbiamo raggiunto la stazione del paesino La Teste-de-Buch (più vicino alla duna, rispetto Arcachon, e comunque collegato da una comoda pista ciclabile) per tornare verso Bordeaux! Vale la pena prendersela con calma, ma una giornata, senza partire per forza all’alba, è sufficiente per andare a tornare.

2) MEDOC, e in particolare l’Haut Medoc (la parte a sud di questa regione) era la nostra meta successiva. È una delle zone più famose per il vino di Bordeaux, un’area a ovest della città, ondulata, ricoperta di viti e disseminata di castelli, ovvero cantine storiche che producono vino eccellente e organizzano degustazioni imperdibili.

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Paesaggio dell'Haut Médoc (ph. Anna Luciani)

Il treno da Bordeaux arriva comodamente a Paulliac. Qui siamo stati ospiti per alcuni giorni a casa di una famiglia, un po’ eccentrica ma gentile, sempre facendo couchsurfing. Con loro abbiamo chiacchierato molto e trascorso piacevoli serate, poi la mattina si ripartiva in sella alla scoperta delle cantine più interessanti. Noi avevamo provato ad informarci prima sul tragitto e sulle tappe da fare ma non è semplice, a meno che non si abbia una profonda conoscenza degli Châteaux e quindi obiettivi precisi: sono numerosissimi e alcuni richiedono prenotazioni con largo anticipo, e noi naturalmente prediligiamo sempre l’improvvisazione. Paulliac comunque rappresenta un buon punto di partenza. In zona tutti i locali, i Bara a Vin, le osterie, i centri informazione hanno mappe, elenchi e numeri di telefono, e spesso sanno quando è possibile visitare i castelli. In particolare la Maison du Tourisme et du Vin de Pauillac fornisce tutte le informazioni necessarie per organizzare un tour di degustazioni in base ai costi, al tempo e alle necessità che si hanno. Spesso loro stessi telefonano per prenotare e questo, per chi non parla la lingua, è un bel vantaggio! Alcuni castelli consentono visite gratuite, altri a pagamento.

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Paesaggio dell'Haut Médoc (ph. Anna Luciani)

Noi, sempre in sella alla nostra bicicletta, siamo partiti all’avventura, e tra una stradina e l’altra ci siamo imbattuti in diversi Châteaux interessanti. Abbiamo pedalato fino a raggiungere Saint Estèphe a nord e Saint Julien a sud, imbattendoci in piccole case vinicole ma anche in vere e proprie regge del vino! Tra i tanti segnalo:

  • Château Cos Labory
  • Château Montrose (qui vale la pena una visita guidata anche dello Château)

ma c’è davvero l’imbarazzo della scelta!

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Degustazione allo Château Montrose (ph. Anna Luciani)

Prima di rientrare in città e proseguire in viaggio verso est, abbiamo deciso di scendere a Margoux, altro nome magico di queste terre. Avevamo purtroppo solo mezza giornata per rimanere nel paese, ma fortunatamente siamo riusciti ad ottimizzare i tempi. Incuriositi dalla fama del nome siamo subito andati a vedere, ma solo da fuori, lo Château Margoux. A volte vale la pena anche solo una visita ai giardini e al complesso esterno. Fuori erano parcheggiati numerosi pullman stranieri, quindi abbiamo pensato che sarebbe stato complicato intrufolarci. Siamo rientrati verso il centro (il paesino è davvero minuscolo) e siamo riusciti ad organizzare una visita allo Château Rauzan-Gassies. Eravamo solo io e Simone, quindi il tuor è stato particolarmente interessante: ci hanno spiegato tutte le fasi di produzione e i diversi ambienti necessari per la produzione del vino, e a concludere abbiamo fatto un’ottima degustazioni di tre vini. Essendo gli ultimi della giornata la sommelier ci ha addirittura regalato 3 mezze bottiglie!

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Il bottino di Château Rauzan-Gassies (ph. Anna Luciani)

Terminato il tour al castello e felici per il nostro bottino, abbiamo deciso di fare un salto in due “Cave” dalle quali naturalmente non siamo usciti a mani vuote!

  • La Cave d’Ulysse
  • La Cave l’Avant Garde.

In questi casi, oltre ai preziosi consigli dell’oste e dei sommelier che sono sempre a disposizione, noi troviamo utilissima e anche divertente l’app Vivino. Spero che gli esperti del settore non inorridiscano, ma come già detto in altri post, ci troviamo praticamente sempre d’accordo con le valutazioni date.

Durante il soggiorno abbiamo raccolto moltissimi informazioni anche tecniche sui vini di questa terra, ma senza prendere appunti e a distanza di alcuni mesi purtroppo ammetto che i ricordi si sono un po’ confusi. Spero non dispiaccia a nessuno quindi se mi rifaccio ad alcune informazioni trovate in internet  che mi sembra spieghino perfettamente (in modo semplice e sintetico) alcuni degli aspetti tecnici principali. Giusto come infarinatura eventualmente da approfondire.

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“Il Médoc

La zona del Médoc è la più famosa di Bordeaux e si trova a nord della regione lungo l’estuario della Gironda. […] Il Médoc è suddiviso in due parti: la zona a nord porta lo stesso nome della regione (Médoc), mentre la parte più a sud prende il nome di Haut-Médoc, ed è proprio in quest’area che si trovano le zone più interessanti e famose di questa zona. I celebri comuni di St-Estèphe, Pauillac, St-Julien e Margaux si trovano tutti nell’Haut-Médoc e sono, di fatto, le denominazioni più ricercate e prestigiose della regione: non a caso la maggior parte degli châteaux più rinomati di Bordeaux si trovano in questa zona. La produzione del Médoc riguarda quasi esclusivamente vini rossi e l’uva principalmente coltivata è il Cabernet Sauvignon, responsabile della struttura dei suoi vini, seguito dal Merlot, che contribuisce alla finezza e alla rotondità. Un’altra uva importante di quest’area è il Cabernet Franc, che contribuisce ad aggiungere complessità aromatica al vino, e in minore parte, il Petit Verdot e il Malbec. Il primo comune di rilievo che troviamo a nord dell’Haut-Médoc è St-Estèphe. I vini prodotti in questo luogo sono caratterizzati da una robusta struttura, tannicità evidente e che richiedono lunghi periodi di affinamento per raggiungere la piena maturità. Con lo scopo di produrre vini più morbidi e meno aggressivi, i produttori di St-Estèphe hanno aumentato la percentuale di Merlot nella composizione, tuttavia l’uva principale utilizzata rimane il Cabernet Sauvignon e in minore percentuale, il Cabernet Franc e il Petit Verdot. Va inoltre ricordato che a St-Estèphe si producono i Cru Bourgeois più interessanti della regione.

Più a sud troviamo il comune di Pauillac, una delle denominazioni del Médoc più celebri e ricercate, ed è qui che si trovano tre dei cinque châteaux classificati come Premier Cru. I vini di questa denominazione sono prevalentemente prodotti con Cabernet Sauvignon, che rappresenta la quota più importante, seguito dal Merlot e, in minore parte, le restanti uve a bacca rossa tipiche di Bordeaux. I vini di Pauillac hanno generalmente una struttura robusta con un’incantevole raffinatezza ed eleganza e danno il meglio di sé dopo un opportuno periodo di affinamento in bottiglia di circa dieci anni.

Scendendo ancora più a sud troviamo il comune di St-Julien, famoso per la qualità dei suoi eccellenti vini. St-Julien è un comune piuttosto piccolo, tuttavia è qui che si trova la maggiore concentrazione di châteaux appartenenti ai diversi Cru Classé e molti eccellenti Cru Bourgeois. I vini prodotti in questo comune sono celebri per la loro decisa struttura, classe ed eleganza, e sono prodotti principalmente con Cabernet Sauvignon, che rappresenta la percentuale più alta, Merlot e Cabernet Franc. […]

Più a sud e vicino alla costa della Gironda, troviamo Margaux, uno dei più celebri e importanti comuni dell’Haut-Médoc. Grazie alle particolari condizioni del suolo, i vini di Margaux sono famosi per la loro eleganza e raffinatezza, nonché per i loro eccellenti aromi. Tuttavia nei vini di Margaux non manca la potenza e la struttura, che unite alle altre caratteristiche, rendono i suoi vini fra i più eleganti e interessanti della regione. Le uve utilizzate principalmente nei vini di Margaux sono il Cabernet Sauvignon, il Merlot e il Cabernet Franc, oltre ad una piccola percentuale di Petit Verdot. (Fonte: diwinetaste)”

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3) Saint-Émilion. Salutato il Médoc, dopo una tappa veloce in città, ripartiamo l’indomani per Saint-Émilion, ultima tappa del nostro viaggio. La ferrovia si ferma ai piedi del colle, per raggiungere il paese ci si deve incamminare per un po’ in salita, ma il tragitto vale la pena. (Le colline in questa zona non si prestano molto a sbiciclettate di persone poco allenate, e per questo Simone aveva rivenduto le biciclette in città, usando sempre lo stesso sito, prima di venire). Il paese è il classico gioiellino medievale fortificato dalla cinta muraria ancora esistente, incantevole seppur molto turistico. È un Paese interessante per i suoi tanti monumenti storici unici nel loro genere: la Chiesa monolitica, prima fra tutte, e il complesso di gallerie sotterranee scavate nella roccia, gli edifici di epoca romanica, le tante cantine che nascono da caverne. Saint-Emilion e il suo territorio sono patrimonio dell’Unesco dal 1999. Vale la pena una visita guidata!

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Saint-Émilion (ph. Anna Luciani)

Anche qui però il nostro scopo principale era conoscere un po’ di più i frutti del territorio e la fortuna ancora una volta è stata dalla nostra parte: siamo arrivati, senza saperlo, durante il week end della cantine aperte. Potevamo visitare le Cave in paese e la cantine sparse per il territorio liberamente.. A piedi però sarebbe stato complicato raggiungere le cantine sparse attorno al paese… ma il caso ha voluto che ci abbia ospitato una signora, già di una certa età, Christine, iscritta anche lei a couchsurfing.com, esperta e appassionata viaggiatrice, che è stata con noi un’intera giornata scorrazzandoci per le cantine e bevendo in nostra compagnia. Con lei, che è stata una guida unica, perché gentilissima e profonda conoscitrice del territorio , abbiamo visitato tre cantine principalmente:

  • Château La Dominique, edificio progettato da Jean Nouvel

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Château La Dominique (ph. Anna Luciani)
  • Château Faugeres, edificio progettato da Mario Botta

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Château Faugeres (ph. Anna Luciani)
21Vista dal Château Faugeres (ph. Anna Luciani)
  • Château Mangot

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Château Mangot (ph. Anna Luciani)

Stare da Christine è stata un’esperienza unica, che ha arricchito molto il nostro viaggio. Vive in una casa enorme e tipica, con un grande giardino affacciato sulla Dardogne a Castillon la Bataille. Con lei abbiamo mangiato piatti tipici francesi preparati in casa, dolci fatti da lei con la frutta del suo giardino, ci ha portato in giro a conoscere gli scorci più suggestivi del territorio e ci ha consigliato al meglio quando si trattava di scegliere a quali cantine far visita (senza di lei staremmo ancora scegliendo). È stata davvero di una gentilezza estrema, e persona molto interessante.

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Dardogne, da casa di Christine (ph.Anna Luciani)

L’ultimo giorno ci ha riaccompagnati a Saint-Emilion dove Simone non ha resistito ad un ultimo tuor della Cave e da li poi, con calma, siamo tornati in treno a Bordeaux.

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“Saint-Emilion

Nella parte orientale della regione, piuttosto lontano dall’estuario della Gironda, si trova una zona di sicuro interesse enologico e che è considerata fra le zone più importanti di Bordeaux: Saint-Emilion. Quest’area appartiene al Libournais, l’area che si estende nei pressi della città di Libourne, lungo il corso del fiume Dordogna, e si producono esclusivamente vini rossi. Contrariamente all’area del Médoc, il terreno di St-Emilion è prevalentemente collinare, una condizione che determina lo stile dei vini prodotti in questa zona. Le uve principali sono il Merlot e il Cabernet Franc, seguite, in percentuale decisamente inferiore, dal Cabernet Sauvignon e il Malbec. I vini di St-Emilion sono piuttosto diversi da quelli prodotti nel Médoc, una caratteristica che è dovuta sia dalla diversa composizione del terreno, sia dal maggiore impiego di uva Merlot. La maggiore presenza di uva Merlot rende i vini di St-Emilion molto più rotondi e morbidi di quelli del Médoc, inoltre la loro classe ed eleganza li ha resi celebri e ricercati da molti appassionati di vino. (Fonte: diwinetaste)”

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L’ultima sera siamo rimasti a chiacchierare un po’ con Sara, la ragazza che ci ha ospitato in città. È stato interessante parlare un po’ con lei, capire come funziona la vita di una donna di 35 in Francia e le dinamiche della politica sociale francese. Tra le tante cose emerse, questa mi ha colpito più delle altre: Lei ha la nostra età, ha vissuto tanto in Italia, dove ha avuto anche una bimba (di due anni, quando l’abbiamo conosciuta noi), ma vivere e lavorare da neomamma a Roma era diventato impossibile. Quindi ha deciso di trasferirsi a Bordeaux, la sua città d’origine. Appena arrivata non aveva un lavoro, ma poteva contare sul reddito di cittadinanza. Successivamente è riuscita a trovare un lavoro come insegnante e nel frattempo la piccola ha iniziato ad andare all’asilo, dove la tengono per tutto l’orario di lavoro della madre. Allo stesso tempo, i bimbi più grandi che vanno a scuola, tornano a casa alle 17.00 con i compiti già fatti, avendo già svolto una o più attività complementari (sport, cultura…qualsiasi cosa) che si svolgono all’interno della struttura e dell’organizzazione scolastica, per le quali si paga annualmente un contributo irrisorio. Dimenticavo, tutti i libri e il materiale scolastico è gratuito. Morale: Sara è una giovane donna, madre single, che vive sola, lavora, cresce serena la sua bambina, e si può permettere di ospitare a casa sua gratuitamente una coppia di viaggiatori.

Questo viaggio ci ha regalato davvero un sacco di sorprese. Abbiamo visto luoghi bellissimi: città e paesaggio, abbiamo conosciuto persone interessanti e gentili, mangiato formaggi ottimi e bevuto vino indimenticabile (peccato che al ritorno io dovessi fare gli esami del sangue…ma questa è un’altra storia)! Trascorsi i 10 giorni non potevamo che dirci felici, ma con un grandissimo problema: 12 bottiglie di vino squisito da portare con noi in Italia. (Lo shopping compulsivo non ha a che fare solo con scarpe e borse…credetemi!). Sapete quanto pesano 12 bottiglie di vino? sapere che rischio esiste che si rompano in stiva distruggendo qualsiasi bagaglio con rispettivo contenuto? sapere che ansia avessi il giorno della partenza?

Anche in questo caso però Simone è stato unico: ha mantenuto la calma, e dopo aver imballato le bottiglie a prova di terremoto dentro a sacchetti di plastica in mezzo ai vestiti ha ridistribuito il peso nei tre zaini che avevamo. Io non so cosa abbiamo fatto o promesso all’hostess di terra… preferisco non saperlo 😉  e continuo a pensare che lei fosse confusa per il  caos che regnava quel giorno in aeroporto e sul nostro volo, sta di fatto che ci ha lasciato imbarcare tutti i bagagli e oggi possiamo vantare una cantina di vini di tutto rispetto!!!

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Tornati a casa

MAI PARTIRE SENZA: cavatappi, tappo con chiusura a pressione (nel caso la bottiglia non venga finita al primo colpo), app vivino (per i non esperti come noi…ma curiosi), spazio nello zaino e nella valigia

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“La Classificazione dei Vini di Bordeaux

[…] Bordeaux è nota per essere la regione degli châteaux, dei cru e dei terroir, tre termini che hanno permesso all’enologia della regione di creare un sistema di qualità e di renderla famosa nel mondo. Tuttavia quando si parla dei vini di Bordeaux, inevitabilmente si incontrano anche altri termini e descrizioni nelle etichette che riguardano principalmente la classificazione, e che meritano di essere comprese. […]. La classificazione dei vini di Bordeaux è piuttosto vasta, e spesso anche disorientante, e, di fatto, non esiste un sistema omogeneo che regola tutta la regione. I termini utilizzati per la classificazione dei vini assumono significati diversi a seconda dell’area in cui vengono utilizzati, inoltre va ricordato che molte delle aree Bordolesi, come per esempio Pomerol, non prevedono sistemi di classificazione. Il primo e il più famoso sistema di classificazione adottato a Bordeaux fu stabilito nel 1855 e riguarda esclusivamente i vini prodotti nel Médoc. Il sistema, che prende semplicemente il nome di classificazione del 1855, si basa sulla qualità dei produttori e non sulla zona di produzione, un concetto che potrebbe contrastare con il principio di terroir tanto caro ai Bordolesi. Il sistema classifica i vini in Cru Classé e in categorie che vanno dalla prima fino alla quinta. Si avranno quindi i Premier Cru, la prima e più importante categoria del sistema, per poi continuare in Duexième Cru, Troisième Cru, Quartième Cru e Cinquième Cru, l’ultima categoria del sistema. Questa classificazione è attualmente utilizzata per 60 châteaux del Médoc e uno delle Grave.

La classificazione del 1855 stabilì anche specifiche categorie per i vini di Sauternes e Barsac che furono divisi in Premier Cru Supérieur Classé, Premier Cru Classé e Deuxième Cru Classé. Nel 1953 fu varato il sistema di classificazione per i vini delle Grave, successivamente revisionato nel 1959, nel quale non sono previste divisioni ma unicamente una denominazione, Cru Classé, attribuita ai soli vini considerati di qualità e prestigio superiore. Le classificazioni utilizzate a Bordeaux non finiscono qui. La zona di St-Emilion fu classificata nel 1954 utilizzando un ulteriore sistema ed è l’unico a prevedere una revisione ogni 10 anni. La categoria più alta di St-Emilion è definita come Premier Grand Cru Classé, seguita da Grand Cru Classé e, infine, Grand Cru. La prima categoria, Premier Grand Cru Classé, è ulteriormente suddivisa in due gruppi, semplicemente definiti come “A” e “B”, di cui il gruppo “A” rappresenta la divisione di qualità superiore. Le altre aree vinicole famose di Bordeaux, fra queste Canon-Fronsac, Entre-Duex-Mers, Fronsac e Pomerol, non sono mai state regolate da nessun sistema di classificazione.

Generalmente i produttori inclusi nelle categorie dei vari sistemi di classificazione operano con criteri produttivi molto rigorosi e di qualità, con la conseguenza di un notevole aumento dei prezzi. Queste classificazioni includono solamente una minima parte dei vini prodotti a Bordeaux, escludendo invece centinaia di châteaux che meritano comunque attenzione. Per questa ragione nel 1932 fu istituita una speciale categoria per gli châteaux del Médoc esclusi dalla classificazione del 1855 e che prese il nome di Cru Bourgeois. Questa classificazione prevedeva, nella sua forma originale, diverse divisioni, tuttavia il sistema è stato recentemente revisionato dalla Commissione Europea e attualmente si utilizza unicamente il termine Cru Bourgeois. La qualità dei vini appartenenti ai Cru Bourgeois è piuttosto ampia. Questa categoria fu inizialmente concepita con lo scopo di classificare tutti quei vini intesi per il consumo giornaliero o frequente, pertanto di minore pregio rispetto ai Cru Classé. Va comunque osservato che non è raro trovare in questa categoria dei vini che hanno delle caratteristiche qualitative superiori ad alcuni Cinquième Cru e talvolta anche a qualche Quartième Cru. Come sempre la qualità del vino, e di ogni altro prodotto, è strettamente legata al produttore e al modo in cui opera. Va osservato, infine, che i Cru Bourgeois hanno generalmente prezzi decisamente inferiori ai Cru Classé. (Fonte: diwinetaste)”

 

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