CABO POLONIO (URUGUAY)

aprile 2014

Vorrei avere il potere di ritagliare il cielo e mostralo a tutti, vorrei riuscire a portare con me sempre un pezzetto di questo blu corvino, punteggiato di milioni di macchiette bianche e brillanti!

Siamo arrivati a Cabo Polonio da La Paloma dove eravamo ospiti di Ignacio.

 

cabo polonio

cabo polonio nel percorso nostro viaggio

La Paloma è stata la nostra seconda tappa in Uruguay, ma ci siamo rimasti davvero poco… giusto il tempo di trascorrere un tramonto al mare in attesa che il nostro couch (Ignacio appunto) tornasse a casa dal lavoro, alla mercé di un vento polare, e senza sole, dato che l’Uruguay si affaccia sull’Atlantico, e il sole com’è noto tramonta dalla parte opposta. Una vecchietta, preoccupata vedendoci accampati dietro il bancone di un bar sulla spiaggia chiuso, avvolti nella nostra unica giacchetta e circondati dai bagagli per ripararci dal freddo, si è avvicinata per chiederci se poteva ospitarci, “altrimenti saremmo morti di freddo a dormire lì!”.

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chi ha detto che in sudamerica non fa mai freddo? (foto: Anna Luciani)

Sopravvissuti al tramonto e trascorsa una divertente serata a casa di Ignacio con i suoi amici, decidiamo di recarci il giorno dopo a Cabo Polonio (villaggio immerso in un parco naturale sulla costa uruguayana, meta di turisti giovani, surfisti, globtrotter… un luogo magico a detta di molti, pieno di energia, in cui ritrovare il contatto con la vita e i ritmi di una vita naturale e più umana), per una visita nel pomeriggio, e poi tornare per la festa di compleanno del padrone di casa… Illusi!

L’indomani mattina, arrivati in rodoviaria, scopriamo che esiste un unico autobus per arrivare al villaggio. Parte alle 14.00 e ci avrebbe lasciato al centro turistico alle porte del parco naturale che circonda Cabo Polonio. Di lì un furgone 4×4, tra dune rigogliose e spiaggia ci avrebbe portato fino al villaggio. Per tornare? Alle 17.00 avremmo potuto prendere i mezzi per rientrare a La Paloma. Tempo per visitare il posto? 30 min massimo.

Ok, caro Ignacio ci spiace ma stasera non si rientra. Troveremo un posto dove dormire una volta arrivati a destinazione.

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Arrivare a Cabo Polonio è come entrare in un libro di favole, in un mondo incantato. È un paesino sperduto tra le dune di un grande parco naturale: poche casette di legno dalla forma curiosa e dalla struttura improbabile sparse in modo casuale tra la sabbia punteggiano una piccola penisola stretta tra due spiagge enormi, una a sud e una a nord, battute da onde alte, protette a monte dal deserto e fronteggiate da due isolette completamente ricoperte da leoni marini spiaggiati a prendere il sole!

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Al nostro arrivo rimaniamo abbagliati una luce intensa che avvolge tutto facendo risplendere un paesaggio e una natura semplici e perfetti. Qui non c’è elettricità, non ci sono auto, non ci sono strade, non c’è internet. Solo la luce del sole di giorno e quella delle stelle di notte, e il faro. Qui sembra possibile per la prima volta potersi riappropriare del tempo, e rallentando i passi e il respiro, capire finalmente cosa significa la parola libertà.

Troviamo un ostello aperto e decidiamo, felicemente obbligati dall’assenza di alternative, di rimanere qui una notte.

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La giornata è volata passeggiando tra le capanne, sulla scogliera, tra le dune, lungo il mare… e in fretta è calata la notte piena di stelle. Con la luce della torcia, nel buio più totale, abbiamo raggiunto un piccolo alimentari che sembrava fermo a 100 anni fa: abbiamo comprato pane e formaggio, e tornati in camera abbiamo mangiato i nostri panini a lume di candela con le onde dell’oceano come sottofondo.

Vorrei avere il potere di ritagliare il cielo e mostralo a tutti, vorrei riuscire a portare con me sempre un pezzetto di questo blu corvino, punteggiato di milioni di macchiette bianche e brillanti!

La mattina seguente, dopo una splendida passeggiata lungo la spiaggia e tra le dune del deserto, a nord, girovagando per il villaggio, conosciamo una coppia, che vive in una casetta rotonda di 10 mq: un fornello, un lavello, un letto ad una piazza, due poltrone, un bancone con alcune bottiglie su una mensola…e un profumo avvolgente di pane alle erbe che proviene dal forno. Vivono e lavorano qui da anni: la sera si abbassa una tenda di paglia e la casa si trasforma in un baretto. Ci raccontano che ad inizio ‘900 Cabo Polonio era un villaggio di pescatori. Oggi però gli abitanti del paese rischiano lo sfratto e le stesse casette, incentivate dallo Stato in origine, e ricadenti su suolo pubblico, la demolizione perché ritenute incompatibili con le dinamiche e le tutele del parco naturale.

 

Lo sfruttamento turistico della bellezza e della natura rischiano anche qui di cancellare l’identità del luogo, ma allo stesso tempo cos’è l’identità se non una evoluzione viva e dinamica del paesaggio che nasce dal rapporto rispettoso tra uomo e natura? Cabo Polonio sarebbe lo stesso privato dei colori della sua storia?

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